In esclusiva per la versione digitale in download da iTunes (US only) c'è un cortometraggio inedito tratto da Up, dal titolo George & A.J., diretto da Josh Cooley, con le voci di Jason Topolski (George), A.J. Riebli III (A.J.), Bob Peterson (Dug), Peter Sohn (Russell) e Steve Purcell (Carl).
George e A.J. sono i due infermieri che vogliono prendere Carl e portarlo in casa di riposo, prima che Carl spicchi il volo con la sua casa (scena che si è vista sin dal primo trailer del film). Divertente l'idea di fare un corto su questi due personaggi minori.
Purtroppo il corto non è nel DVD o nel Blu-ray di Up, appena usciti negli Stati Uniti. Solo con iTunes americano. Ovviamente spunterà presto online pubblicamente per vie poco lecite...
[Thanks to PixarTalk]
giovedì 12 novembre 2009
mercoledì 11 novembre 2009
Oscar al Miglior Film d'Animazione: CINQUE nomination disponibili!
Pochi comprenderanno la straordinarietà dell'evento, ma lo è.
Quest'anno le nomination per il miglior film d'animazione agli Oscar saranno CINQUE, e non tre come gli altri anni. Ciò è stato possibile perché finalmente, dopo sette anni dall'ultima volta che accadde, sono usciti più di quindici film d'animazione in un anno (l'ultima volta fu nel 2002). O meglio, più di quindici a autoproporsi per concorrere all'Oscar per il Miglior Film d'Animazione.
Questo è l'annuncio ufficiale dell'Academy.
Saranno quindi quattro i film d'animazione a dare filo da torcere a Up, e alcuni di questi sono suoi "cugini" (cioè prodotti o distribuiti anch'essi dalla Disney): Ponyo sulla scogliera, A Christmas Carol, Trilli e il tesoro perduto e ovviamente La principessa e il ranocchio (prodotto da John Lasseter).
Ecco la lista completa dei 20 contendenti:
Quest'anno le nomination per il miglior film d'animazione agli Oscar saranno CINQUE, e non tre come gli altri anni. Ciò è stato possibile perché finalmente, dopo sette anni dall'ultima volta che accadde, sono usciti più di quindici film d'animazione in un anno (l'ultima volta fu nel 2002). O meglio, più di quindici a autoproporsi per concorrere all'Oscar per il Miglior Film d'Animazione.
Questo è l'annuncio ufficiale dell'Academy.
Saranno quindi quattro i film d'animazione a dare filo da torcere a Up, e alcuni di questi sono suoi "cugini" (cioè prodotti o distribuiti anch'essi dalla Disney): Ponyo sulla scogliera, A Christmas Carol, Trilli e il tesoro perduto e ovviamente La principessa e il ranocchio (prodotto da John Lasseter).
Ecco la lista completa dei 20 contendenti:
- Alvin Superstar 2
- Astro Boy
- Battaglia per la Terra
- Piovono polpette
- Coraline e la porta magica
- Disney's A Christmas Carol
- El delfín: La historia de un soñador
- Una volpe troppo furba
- L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri
- Mary and Max
- El lince perdido
- Mostri contro alieni
- 9
- Planet 51
- Ponyo sulla scogliera
- La principessa e il ranocchio
- The Secret of Kells
- Trilli e il tesoro perduto
- Panique au village
- Up
domenica 1 novembre 2009
Recensione di Up
Avvertenza che dovrebbe essere implicita ma meglio specificarla:
Uso la parola “recensione” per convenzione, ma in realtà quella che segue non è una mia recensione di Up... più umilmente mi limito a dire la mia. “La mia” consiste in: un'impressione personale e in una rilevazione oggettiva, rilevazione che qualora abbia qualcosa di sbagliato sarà dovuto a una mia conoscenza parziale dei mezzi e linguaggi cinematografici, e nello specifico del cinema d'animazione. Sono del parere che chi ha una conoscenza parziale di ciò di cui parla non dovrebbe dispensare propri pareri spacciandoli per verità cui fare riferimento. Dico la mia solo perché questo è un sito personale creato appositamente, senza voler dare fastidio a nessuno e senza pretese di alcuna natura (pubblica, economica, ideologica e/o altro), e non ho mai mancato di specificarlo chiaramente e inequivocabilmente ogni volta che si sia reso necessario. A costo di essere noioso mi vedo costretto a ripeterlo anche quando non è necessario, poiché qualcuno che si sente in dovere di fare illazioni spunta sempre fuori, quindi è meglio mettere le mani avanti.
Recensione:
Ho aspettato un po' a scrivere questa recensione, per vedere un po' la ricezione che avrebbe avuto Up in Italia.
Dico subito che a me Up non solo non è piaciuto, ma in certi momenti ha anche dato fastidio, e parecchio. Al contrario del sottoscritto invece la stragrande maggioranza della critica ha apprezzato molto il film. D'altro canto invece non sono il solo a considerare l'ipotesi che verso la Pixar ci sia una sorta di sudditanza psicologica da parte dei critici.
Se questa sudditanza ci sia davvero non lo so. Posso solo dire, nel mio piccolo, che Up mi ha deluso per i motivi che adesso cercherò di spiegare.
Una maledizione affligge i film Pixar da qualche tempo, quella della “seconda parte”. L'ho notata già in WALL·E, e si è riproposta anche quest'anno in Up.
Nella prima parte il film approfondisce un personaggio (il vecchietto protagonista Carl Fredricksen) ovvero illustra il suo passato e il suo carattere (insinuando che quest'ultimo forse dipenda dal primo). Il passato di Carl Fredricksen è caratterizzato da un amore (sua moglie Ellie) e da un sogno che condividono entrambi e grazie al quale si sono conosciuti, da bambini: diventare esploratori, viaggiare, scoprire e andare ad abitare presso le Cascate Paradiso, in Sud America. Le difficoltà della vita però ostacoleranno il loro sogno. Tutto ciò viene illustrato da un rapido montaggio, sulle note del ben riuscito valzer sognante e malinconico scritto dal compositore Michael Giacchino, che contribuisce così a creare la scena più commovente del film, se non addirittura la più commovente di tutta la filmografia Pixar. La Pixar non è nuova a questi momenti di commozione abbastanza maturi (malinconia, cuori spezzati, morte), ma stavolta personalmente vedo questo momento commovente più come un'abitudine, che non ha più un'origine creativa spontanea e una ragione narrativa definita.
E già qui si potrebbe incrinare il mio rapporto di fiducia con la Pixar (uno studio le cui punte d'eccellenza sono proprio la creatività eccezionale e l'importanza della storia), e si potrebbe iniziare a temere che anche la Pixar abbia cominciato a cedere alle spietate logiche del mercato, da cui finora pareva esonerata. D'altronde la concorrenza varia e numerosa mette non poca pressione alla Pixar, che da qualche anno non è più in cima alle classifiche degli incassi, al contrario di Dreamworks (con Shrek Terzo, Kung Fu Panda, Madagascar 2) e Blue Sky (con i record infranti quest'anno da L'era glaciale 3).
Ma queste erano mie paranoie abbastanza spinte, venutemi dopo solo un quarto d'ora di visione del film, e non mi aveva certo ancora deluso.
Il film prosegue proponendo un nuovo tema, dopo l'amore e il sogno nel cassetto: i palloncini. I palloncini sono un “tema”, non sono un semplice oggetto di scena, non sono solo l'icona grafica distintiva del film. I palloncini sottintendono la fanciullezza, l'innocenza, l'ingenuità, la leggerezza, la fragilità. E in particolare in Up i palloncini (e tutte le suggestioni portate da questo tema) vengono collegati anche a una persona anziana, oltre che al tema del viaggio. In virtù di tutto ciò ho creduto che i palloncini sarebbero stati il pilastro che avrebbe retto tutto il film, e che l'avrebbero elevato a capolavoro (un po' come la solitudine di WALL-E, nella meravigliosa prima parte del suo film). Con aspettative tanto alte è stato molto deludente vedere che il tema dei palloncini nel film non è stato trattato praticamente per niente, ad esclusione della scena della casa di Carl che prende il volo. E per cosa è stato scambiato questo tema così suggestivo? Per un manipolo di cani parlanti.
Per un manipolo di cani parlanti.
Ok, la Pixar può cavare grandi cose anche da idee apparentemente semplici. E invece stavolta non lo fa. Perché siamo nella maledetta seconda parte. Non c'è più spazio per la poesia e per i sottotesti. Nella maledetta seconda parte c'è spazio solo per l'azione e le risate, come in un film commerciale qualunque, come in un cinepanettone. Non si può fare un film intero su un robot che non dice una parola. Non si può fare un film intero sui ricordi di un vecchietto. Non si può, sennò i bambini sbadigliano e abbandonano la sala, e non comprano il DVD.
Muntz, l'esploratore che fu l'idolo di Carl e Ellie, è ora un acido vecchietto arrabiato con la società che non lo comprese quando fece le sue eccezionali scoperte, perciò adesso vive in una grotta con un numeroso branco di cani addestrati, che parlano grazie a un collare elettronico che “traduce” i loro latrati.
I motivi per cui Carl (eroe) e Muntz (antagonista) si scontrano sono retorici: l'affetto di Carl nei confronti di un uccello selvatico si può spiegare solo come eccessivo moralismo, e la follia omicida di Muntz, sempre per il suddetto uccello, si può spiegare solo con lo stereotipo del cattivo disposto a tutto. I cani di Muntz sono stereotipati anch'essi. Sono i tipici scagnozzi tonti che costituiscono una minaccia solo grazie alla loro stazza e al loro numero. Non esagero quando penso che Muntz e i cani parlanti sono non un semplice difetto del film, ma qualcosa di intollerabile, imperdonabile, insopportabile, fastidioso.
La Pixar era la Pixar proprio perché fuggiva da questi stereotipi (frequenti invece nelle fiabe Disney, che proprio per questo hanno sofferto una profonda crisi nell'ultimo decennio). Up nella sua seconda parte (come WALL·E) ricade invece proprio in queste definizioni, perdendo così ogni diritto acquisito grazie al suo pedigree di film Pixar: se un qualunque film Pixar, pur con i suoi difetti, può essere considerato migliore di un qualunque altro film concorrente, per Up questo non vale. Non faccio fatica a trovare un film d'animazione migliore di Up fra la concorrenza. Esempi ne abbiamo proprio quest'anno: Coraline e Ponyo sulla scogliera. Legittimamente confrontabili con Up, e nettamente migliori. E dai commenti che arrivano dall'America, anche Piovono polpette (della Sony Animation, a Natale in Italia) sembra essere un ottimo film. Ma anche Kung Fu Panda (che pure con i suoi stereotipi e i suoi difetti, è più genuino della seconda parte di Up), o Happy Feet.
Non a caso nel ripercorrere la storia di Up per questa recensione ho scordato Russell (nel senso che l'ho proprio scordato, e ora che l'ho ricordato... capisco perché l'ho scordato). Russell è secondo me un ottimo personaggio, il migliore del film. Purtroppo, come tutti gli aspetti migliori del film, è trascurato, viene relegato al ruolo di accessorio. Russell ha una sua storia, che non viene illustrata nel film, ma viene semplicemente “detta”. Per un personaggio che ambisce ad essere protagonista (o almeno parte fondamentale della coppia protagonista) del film mi sembra una mancanza grave. Se consideriamo poi che il precedente film dello stesso regista Pete Docter, Monsters & Co., aveva come protagonista proprio una coppia di personaggi (Sulley e Mike Wazowski) che a oggi sono fra i personaggi Disney più amati di sempre, la mancanza di attenzione dedicata dal film a Russell diventa ancora più grave. Russell mostra anche un carattere molto complesso e sfaccettato, potenzialmente molto ricco di spunti. Eppure viene giustificato semplicemente con l'assenza di una figura paterna (un padre sempre fuori casa per lavoro... o per scappatine amorose, non viene fatto intendere bene).
In Up ci sono elementi fatti male e elementi che mancano. Sono poche le cose che salvano Up ai miei occhi (e molte di queste sono solo intenzioni, non concretamente realizzate nel film), ed è per queste poche cose non rigetterò Up, non lo considererò una macchia nella filmografia Pixar (anche se sarei tentato, con miei profondi dispiacere e delusione), ma questa “maledizione della seconda parte” a me ormai appare una tendenza evidente e temo seriamente che si riproporrà nei prossimi film Pixar (che fralaltro, alla faccia della creatività, sono due sequel: Toy Story 3 e Cars 2... per un film originale dovremo aspettare il Natale 2011).
Trovo perfettamente comprensibili e condivisibili i pareri positivi che ho ascoltato su Up, trovo perfettamente comprensibile l'amare questo film e il lasciarsi emozionare da esso, e non nego che il film ha suscitato anche in me queste sensazioni (ad eccezione di Muntz e i suoi cani, ovviamente). La mia delusione nasce da un'analisi a posteriori. Questo è un film assolutamente godibile, ma non è difendibile. Non si può dire che è un capolavoro solo perché l'ha fatto la Pixar. Non si può dire “la Pixar ce l'ha fatta di nuovo”, perché al di là dell'apprezzare o meno Up, questo non è più vero. La Pixar non ce l'ha fatta di nuovo, ha invece fatto un passo falso. Ed è il secondo consecutivo dopo la seconda parte di WALL·E. Se la cosa non preoccupa, sicuramente deve far riflettere.
In ogni mia recensione sui film Pixar non posso esimermi da una riflessione sulle possibilità che ha il film agli Oscar. Men che meno posso esimermi quest'anno, con un'edizione degli Oscar che ha la peculiarità di avere la categoria “Miglior Film dell'Anno” capace di ben 10 candidature (contro le 5 degli ultimi 70 anni). Spesso si è proposto un film Pixar per la nomination principale degli Oscar. Per WALL·E, l'anno scorso, la Disney ha addirittura attivamente promosso la sua candidatura. Solo una volta in 82 edizioni degli Oscar un film d'animazione è stato candidato fra i cinque Migliori Film dell'Anno, e la fortunata eccezione in questione era La Bella e la Bestia. Quest'anno che le possibilità sono doppie si è pensato che la nomination del film Pixar fosse finalmente cosa certa. Beh, non solo la nomination non è certa, ma secondo il mio modestissimo parere sarebbe anche scandalosa qualora si verificasse. Come ho detto ci sono almeno due film (considerando il solo campo dell'animazione) migliori di Up, entrambi però non così rilevanti da poter competere con i migliori film dell'anno. Men che meno può competere Up, quindi. Non mi stancherò mai di ripetere che l'anno giusto per nominare un film Pixar nella categoria del “Miglior Film dell'Anno” è stato il 2007, con Ratatouille.
Anzi, sarebbe un segnale importante se quest'anno Up non ricevesse nemmeno la prestigiosa nomination nella categoria “Miglior sceneggiatura originale” (categoria a cui la Pixar è praticamente abbonata sin dai tempi di Toy Story). Devo ricordare che già l'anno scorso un'importante istituzione ha dato a intendere che il predominio Pixar non è scontato e inattaccabile: gli Annie Awards, dove Kung Fu Panda ha dominato e la Pixar (con WALL·E) per la prima volta non ha vinto nemmeno un premio (e nelle categorie “Miglior colonna sonora” e “Miglior sceneggiatura” non fu nemmeno nominata). Segnali forse esagerati, su cui non fui completamente d'accordo nemmeno io. Ma, ripeto, anche non essendo d'accordo, questa situazione va almeno degnata di una riflessione più approfondita.
Voi che ne pensate? Sono aperto ai commenti e persino al dibattito, approfittatene :)
Uso la parola “recensione” per convenzione, ma in realtà quella che segue non è una mia recensione di Up... più umilmente mi limito a dire la mia. “La mia” consiste in: un'impressione personale e in una rilevazione oggettiva, rilevazione che qualora abbia qualcosa di sbagliato sarà dovuto a una mia conoscenza parziale dei mezzi e linguaggi cinematografici, e nello specifico del cinema d'animazione. Sono del parere che chi ha una conoscenza parziale di ciò di cui parla non dovrebbe dispensare propri pareri spacciandoli per verità cui fare riferimento. Dico la mia solo perché questo è un sito personale creato appositamente, senza voler dare fastidio a nessuno e senza pretese di alcuna natura (pubblica, economica, ideologica e/o altro), e non ho mai mancato di specificarlo chiaramente e inequivocabilmente ogni volta che si sia reso necessario. A costo di essere noioso mi vedo costretto a ripeterlo anche quando non è necessario, poiché qualcuno che si sente in dovere di fare illazioni spunta sempre fuori, quindi è meglio mettere le mani avanti.
Recensione:
Ho aspettato un po' a scrivere questa recensione, per vedere un po' la ricezione che avrebbe avuto Up in Italia.
Dico subito che a me Up non solo non è piaciuto, ma in certi momenti ha anche dato fastidio, e parecchio. Al contrario del sottoscritto invece la stragrande maggioranza della critica ha apprezzato molto il film. D'altro canto invece non sono il solo a considerare l'ipotesi che verso la Pixar ci sia una sorta di sudditanza psicologica da parte dei critici.
Se questa sudditanza ci sia davvero non lo so. Posso solo dire, nel mio piccolo, che Up mi ha deluso per i motivi che adesso cercherò di spiegare.
Una maledizione affligge i film Pixar da qualche tempo, quella della “seconda parte”. L'ho notata già in WALL·E, e si è riproposta anche quest'anno in Up.
Nella prima parte il film approfondisce un personaggio (il vecchietto protagonista Carl Fredricksen) ovvero illustra il suo passato e il suo carattere (insinuando che quest'ultimo forse dipenda dal primo). Il passato di Carl Fredricksen è caratterizzato da un amore (sua moglie Ellie) e da un sogno che condividono entrambi e grazie al quale si sono conosciuti, da bambini: diventare esploratori, viaggiare, scoprire e andare ad abitare presso le Cascate Paradiso, in Sud America. Le difficoltà della vita però ostacoleranno il loro sogno. Tutto ciò viene illustrato da un rapido montaggio, sulle note del ben riuscito valzer sognante e malinconico scritto dal compositore Michael Giacchino, che contribuisce così a creare la scena più commovente del film, se non addirittura la più commovente di tutta la filmografia Pixar. La Pixar non è nuova a questi momenti di commozione abbastanza maturi (malinconia, cuori spezzati, morte), ma stavolta personalmente vedo questo momento commovente più come un'abitudine, che non ha più un'origine creativa spontanea e una ragione narrativa definita.
E già qui si potrebbe incrinare il mio rapporto di fiducia con la Pixar (uno studio le cui punte d'eccellenza sono proprio la creatività eccezionale e l'importanza della storia), e si potrebbe iniziare a temere che anche la Pixar abbia cominciato a cedere alle spietate logiche del mercato, da cui finora pareva esonerata. D'altronde la concorrenza varia e numerosa mette non poca pressione alla Pixar, che da qualche anno non è più in cima alle classifiche degli incassi, al contrario di Dreamworks (con Shrek Terzo, Kung Fu Panda, Madagascar 2) e Blue Sky (con i record infranti quest'anno da L'era glaciale 3).
Ma queste erano mie paranoie abbastanza spinte, venutemi dopo solo un quarto d'ora di visione del film, e non mi aveva certo ancora deluso.
Il film prosegue proponendo un nuovo tema, dopo l'amore e il sogno nel cassetto: i palloncini. I palloncini sono un “tema”, non sono un semplice oggetto di scena, non sono solo l'icona grafica distintiva del film. I palloncini sottintendono la fanciullezza, l'innocenza, l'ingenuità, la leggerezza, la fragilità. E in particolare in Up i palloncini (e tutte le suggestioni portate da questo tema) vengono collegati anche a una persona anziana, oltre che al tema del viaggio. In virtù di tutto ciò ho creduto che i palloncini sarebbero stati il pilastro che avrebbe retto tutto il film, e che l'avrebbero elevato a capolavoro (un po' come la solitudine di WALL-E, nella meravigliosa prima parte del suo film). Con aspettative tanto alte è stato molto deludente vedere che il tema dei palloncini nel film non è stato trattato praticamente per niente, ad esclusione della scena della casa di Carl che prende il volo. E per cosa è stato scambiato questo tema così suggestivo? Per un manipolo di cani parlanti.
Per un manipolo di cani parlanti.
Ok, la Pixar può cavare grandi cose anche da idee apparentemente semplici. E invece stavolta non lo fa. Perché siamo nella maledetta seconda parte. Non c'è più spazio per la poesia e per i sottotesti. Nella maledetta seconda parte c'è spazio solo per l'azione e le risate, come in un film commerciale qualunque, come in un cinepanettone. Non si può fare un film intero su un robot che non dice una parola. Non si può fare un film intero sui ricordi di un vecchietto. Non si può, sennò i bambini sbadigliano e abbandonano la sala, e non comprano il DVD.
Muntz, l'esploratore che fu l'idolo di Carl e Ellie, è ora un acido vecchietto arrabiato con la società che non lo comprese quando fece le sue eccezionali scoperte, perciò adesso vive in una grotta con un numeroso branco di cani addestrati, che parlano grazie a un collare elettronico che “traduce” i loro latrati.
I motivi per cui Carl (eroe) e Muntz (antagonista) si scontrano sono retorici: l'affetto di Carl nei confronti di un uccello selvatico si può spiegare solo come eccessivo moralismo, e la follia omicida di Muntz, sempre per il suddetto uccello, si può spiegare solo con lo stereotipo del cattivo disposto a tutto. I cani di Muntz sono stereotipati anch'essi. Sono i tipici scagnozzi tonti che costituiscono una minaccia solo grazie alla loro stazza e al loro numero. Non esagero quando penso che Muntz e i cani parlanti sono non un semplice difetto del film, ma qualcosa di intollerabile, imperdonabile, insopportabile, fastidioso.
La Pixar era la Pixar proprio perché fuggiva da questi stereotipi (frequenti invece nelle fiabe Disney, che proprio per questo hanno sofferto una profonda crisi nell'ultimo decennio). Up nella sua seconda parte (come WALL·E) ricade invece proprio in queste definizioni, perdendo così ogni diritto acquisito grazie al suo pedigree di film Pixar: se un qualunque film Pixar, pur con i suoi difetti, può essere considerato migliore di un qualunque altro film concorrente, per Up questo non vale. Non faccio fatica a trovare un film d'animazione migliore di Up fra la concorrenza. Esempi ne abbiamo proprio quest'anno: Coraline e Ponyo sulla scogliera. Legittimamente confrontabili con Up, e nettamente migliori. E dai commenti che arrivano dall'America, anche Piovono polpette (della Sony Animation, a Natale in Italia) sembra essere un ottimo film. Ma anche Kung Fu Panda (che pure con i suoi stereotipi e i suoi difetti, è più genuino della seconda parte di Up), o Happy Feet.
Non a caso nel ripercorrere la storia di Up per questa recensione ho scordato Russell (nel senso che l'ho proprio scordato, e ora che l'ho ricordato... capisco perché l'ho scordato). Russell è secondo me un ottimo personaggio, il migliore del film. Purtroppo, come tutti gli aspetti migliori del film, è trascurato, viene relegato al ruolo di accessorio. Russell ha una sua storia, che non viene illustrata nel film, ma viene semplicemente “detta”. Per un personaggio che ambisce ad essere protagonista (o almeno parte fondamentale della coppia protagonista) del film mi sembra una mancanza grave. Se consideriamo poi che il precedente film dello stesso regista Pete Docter, Monsters & Co., aveva come protagonista proprio una coppia di personaggi (Sulley e Mike Wazowski) che a oggi sono fra i personaggi Disney più amati di sempre, la mancanza di attenzione dedicata dal film a Russell diventa ancora più grave. Russell mostra anche un carattere molto complesso e sfaccettato, potenzialmente molto ricco di spunti. Eppure viene giustificato semplicemente con l'assenza di una figura paterna (un padre sempre fuori casa per lavoro... o per scappatine amorose, non viene fatto intendere bene).
In Up ci sono elementi fatti male e elementi che mancano. Sono poche le cose che salvano Up ai miei occhi (e molte di queste sono solo intenzioni, non concretamente realizzate nel film), ed è per queste poche cose non rigetterò Up, non lo considererò una macchia nella filmografia Pixar (anche se sarei tentato, con miei profondi dispiacere e delusione), ma questa “maledizione della seconda parte” a me ormai appare una tendenza evidente e temo seriamente che si riproporrà nei prossimi film Pixar (che fralaltro, alla faccia della creatività, sono due sequel: Toy Story 3 e Cars 2... per un film originale dovremo aspettare il Natale 2011).
Trovo perfettamente comprensibili e condivisibili i pareri positivi che ho ascoltato su Up, trovo perfettamente comprensibile l'amare questo film e il lasciarsi emozionare da esso, e non nego che il film ha suscitato anche in me queste sensazioni (ad eccezione di Muntz e i suoi cani, ovviamente). La mia delusione nasce da un'analisi a posteriori. Questo è un film assolutamente godibile, ma non è difendibile. Non si può dire che è un capolavoro solo perché l'ha fatto la Pixar. Non si può dire “la Pixar ce l'ha fatta di nuovo”, perché al di là dell'apprezzare o meno Up, questo non è più vero. La Pixar non ce l'ha fatta di nuovo, ha invece fatto un passo falso. Ed è il secondo consecutivo dopo la seconda parte di WALL·E. Se la cosa non preoccupa, sicuramente deve far riflettere.
In ogni mia recensione sui film Pixar non posso esimermi da una riflessione sulle possibilità che ha il film agli Oscar. Men che meno posso esimermi quest'anno, con un'edizione degli Oscar che ha la peculiarità di avere la categoria “Miglior Film dell'Anno” capace di ben 10 candidature (contro le 5 degli ultimi 70 anni). Spesso si è proposto un film Pixar per la nomination principale degli Oscar. Per WALL·E, l'anno scorso, la Disney ha addirittura attivamente promosso la sua candidatura. Solo una volta in 82 edizioni degli Oscar un film d'animazione è stato candidato fra i cinque Migliori Film dell'Anno, e la fortunata eccezione in questione era La Bella e la Bestia. Quest'anno che le possibilità sono doppie si è pensato che la nomination del film Pixar fosse finalmente cosa certa. Beh, non solo la nomination non è certa, ma secondo il mio modestissimo parere sarebbe anche scandalosa qualora si verificasse. Come ho detto ci sono almeno due film (considerando il solo campo dell'animazione) migliori di Up, entrambi però non così rilevanti da poter competere con i migliori film dell'anno. Men che meno può competere Up, quindi. Non mi stancherò mai di ripetere che l'anno giusto per nominare un film Pixar nella categoria del “Miglior Film dell'Anno” è stato il 2007, con Ratatouille.
Anzi, sarebbe un segnale importante se quest'anno Up non ricevesse nemmeno la prestigiosa nomination nella categoria “Miglior sceneggiatura originale” (categoria a cui la Pixar è praticamente abbonata sin dai tempi di Toy Story). Devo ricordare che già l'anno scorso un'importante istituzione ha dato a intendere che il predominio Pixar non è scontato e inattaccabile: gli Annie Awards, dove Kung Fu Panda ha dominato e la Pixar (con WALL·E) per la prima volta non ha vinto nemmeno un premio (e nelle categorie “Miglior colonna sonora” e “Miglior sceneggiatura” non fu nemmeno nominata). Segnali forse esagerati, su cui non fui completamente d'accordo nemmeno io. Ma, ripeto, anche non essendo d'accordo, questa situazione va almeno degnata di una riflessione più approfondita.
Voi che ne pensate? Sono aperto ai commenti e persino al dibattito, approfittatene :)
lunedì 26 ottobre 2009
Clip da Dug's Special Mission
L'arrivo del DVD e Blu-ray di Up negli Stati Uniti (4 ottobre) porta le prime anticipazioni sul web dei contenuti speciali, fra cui questa clip dal nuovo cortometraggio Dug's Special Mission, diretto da Ronnie Del Carmen:
Per la cronaca, il Blu-ray di Up sta già raccogliendo recensioni entusiaste (come già accadde per Ratatouille e WALL•E) sulla qualità audio e video e sui contenuti speciali. Come al solito sarà un Blu-ray da non perdere, e di cui potranno approfittare anche quelli che non hanno ancora un lettore Blu-ray, visto che la Disney già dall'anno scorso inserisce nelle confezioni Blu-ray anche una copia in DVD del film.
Per la cronaca, il Blu-ray di Up sta già raccogliendo recensioni entusiaste (come già accadde per Ratatouille e WALL•E) sulla qualità audio e video e sui contenuti speciali. Come al solito sarà un Blu-ray da non perdere, e di cui potranno approfittare anche quelli che non hanno ancora un lettore Blu-ray, visto che la Disney già dall'anno scorso inserisce nelle confezioni Blu-ray anche una copia in DVD del film.
Etichette:
blu-ray,
dug's special mission,
dvd,
up
lunedì 19 ottobre 2009
Incassi di Up in Italia
Ci ha pensato BadTaste.it a fare l'analisi, io mi limito a dire che Up ha incassato in Italia nel suo primo weekend (partito giovedì) ben
che è il più alto incasso nel weekend di apertura per un film Pixar in Italia, ottimo presupposto per superare i 17 milioni totali di Ratatouille e tentare di raggiungere i 21 milioni di Alla ricerca di Nemo.
4.780.000 €
che è il più alto incasso nel weekend di apertura per un film Pixar in Italia, ottimo presupposto per superare i 17 milioni totali di Ratatouille e tentare di raggiungere i 21 milioni di Alla ricerca di Nemo.
Iscriviti a:
Post (Atom)
JOHN LASSETER & PIXAR
29 maggio 2009
6 settembre 2009
15 ottobre 2009










